Podemos irrompe ma non sfonda

Una vera e propria resistenza del PSOE. Questa è l’immagine che è venuta delineandosi alle elezioni in Andalusia: il PSOE vince con il peggior risultato dal 1982 e resiste perdendo 200mila voti e quat­tro punti per­cen­tuali rispetto al 2012. L’Andalusia si conferma così feudo intramontabile del partito socialista da 33 anni.

Un vero e proprio test sia per il PSOE sia per PODEMOS, che affrontava la sua prima prova sulla scena nazionale.

Susana Díaz, confermata governatrice e leader del PSOE in Andalusia, aveva convocato le elezioni anticipate per rinnovare il parlamento regionale giocando in anticipo e prendendo in contropiede PODEMOS che era carente di strutture nella regione. Ha condotto una campagna elettorale perfetta. Ha incentrato tutta la campagna sulla sua figura che gode di un alto consenso, tenendo lontani riferimenti al PSOE, in calo di consenso e credibilità. Tanto che il simbolo del partito socialista non è comparso sui manifesti. Una Susana Díaz combattiva che ha fatto appello al malcontento sull’austerità e ha attaccato il governo nazionale del Partito Popolare per la disciplina fiscale che viene imposta ai cittadini. Un vero successo personale per la neo-governatrice dell’Andalusia che ha ambizioni politiche nazionali, in totale rottura con l’attuale leader del PSOE, Pedro Sánchez.

Il PSOE ottiene 47 seggi su 109 al parlamento andaluso, tuttavia il risultato obbliga la Díaz a cercare alleanze. In campagna elettorale ha affermato che non avrebbe nè stretto alleanze con il PP nè con PODEMOS. Secondo gli analisti, si ricorrerà all’appoggio esterno di Ciudadanos, denominato come una sorta di “Podemos di destra” che ha ottenuto un buon risultato attestandosi come quarta forza politica, con il 9,1% dei voti e 9 seggi.

Vero e proprio tracollo, invece, per il PP di Rajoy e Izquierda Unida. Il Partito Popolare scivolato al 26,9% perde rispetto al 2012 circa quattordici punti percentuali, passando da 50 a 33 seggi. Il ministro degli esteri, José Manuel Garcia-Margallo, nel commentare il risultato del PP, lo ha definito “infinitamente peggiore di quanto ci si aspettasse”. Un tracollo che aprirà di certo una resa dei conti.

Il bacino elettorale di Izquierda Unida viene fagocitato da PODEMOS scendendo da 12 a 5 seggi e raccogliendo il 6,9% rispetto l’11,3% del 2012, ovvero pas­sando da 440mila a 270mila voti. Nel contesto delle alleanze, IU diventa completamente ininfluente.

La grande attesa era il risultato di PODEMOS che irrompe senza sfon­dare. Si conferma come terza forza conquistando circa il 15%  e 15 seggi. Un buon risultato che non scalda per le alte aspettative che si erano create, anche se gli esiti di queste elezioni danno un chiaro quadro: il bipartismo vivacchia ancora, anche se male. Podemos è destinata a crescere ed essere una vera propria insidia per i vecchi partiti. Come a Cadice, capoluogo dell’Andalusia, dove Podemos è stato primo partito con il 29%. Ma non oggi.

Teresa Rodriguez, candidata governatrice di Podemos, ha affermato:

Dopo le elezioni, tutti i partiti cantano vittoria. Non noi. Abbiamo ottenuto 15 seggi nel parlamento andaluso, ma non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo che è ottenere la maggioranza politica per governare per il popolo e con il popolo come soggetto attivo del suo governo. Fino ad allora, non potremo cantare vittoria.

Il quadro spagnolo è in movimento. Il crollo del PP è evidente, regge un PSOE andaluso a trazione Díaz, ma che il prossimo mese dovrà affrontare l’accusa di corruzione di due noti esponenti, Manuel Chaves e Jose Antonio. Nulla è compromesso per PODEMOS. A livello nazionale, Pedro Sán­chez non ha mordente e il PSOE non decolla ed è in declino. L’Andalusia è stato solo “un passo avanti, ma non sufficientemente lungo per guidare il processo di trasformazione sociale necessario”, come ha rilevato Carolina Bescansa, co-fondatrice e analista politica di PODEMOS.

Ora si attendono le prossime elezioni regionali e amministrative che si terranno il 24 maggio e le elezioni catalane del 27 settembre. Da qui alle prossime elezioni, il quadro politico spagnolo potrebbe subire un nuovo scossone.

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